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1 /12 /2012 by Gianni Boradori

Le stazioni hanno vite diverse: quelle delle grandi città mostrano un via vai caotico di persone che arrivano o partono, saluti veloci o abbracci prolungati, volti sorridenti e lacrime. Poi ci sono le piccole stazioni dei paesi, dove spesso le pensiline sono deserte e i viaggiatori figure isolate in attesa di un treno che parta. Immagini che trasmettono la sensazione dei tempi dilatati, di solitudine ma anche di serenità, di riflessione. Gianni Boradori ci mostra una di queste stazioncine, con una sola viaggiatrice ed il suo treno fermo. Colpisce l’assenza di altre persone e la mancanza di alcun movimento, ma forse è l’elemento compositivo quello che rende l’immagine particolarmente efficace: le linee convergenti portano l’occhio al tunnel posto al centro del fotogramma, alla grande macchia di nero che ci fa pensare al buio, evocando così l’eterno mistero di ciò che ci è sconosciuto. (recensione a cura di Carlo Traina)
Le stazioni hanno vite diverse: quelle delle grandi città mostrano un via vai caotico di persone che arrivano o partono, saluti veloci o abbracci prolungati, volti sorridenti e lacrime. Poi ci sono le piccole stazioni dei paesi, dove spesso le pensiline sono deserte e i viaggiatori figure isolate in attesa di un treno che parta. Immagini che trasmettono la sensazione dei tempi dilatati, di solitudine ma anche di serenità, di riflessione. Gianni Boradori ci mostra una di queste stazioncine, con una sola viaggiatrice (o forse solo una pittrice che traccia la scena sopra ai suoi fogli) ed il suo treno fermo. Colpisce l’assenza di altre persone e la mancanza di alcun movimento, ma forse è l’elemento compositivo quello che rende l’immagine particolarmente efficace: le linee convergenti portano l’occhio al tunnel posto al centro del fotogramma, alla grande macchia di nero che ci fa pensare al buio, evocando così l’eterno mistero di ciò che ci è sconosciuto. (recensione a cura di Carlo Traina)

 

14/11/2012 by Gigi Viglione

Sembra un’elaborazione, con due diverse immagini affiancate tra di loro. Invece è l’inquadratura che ha separato esattamente a metà la fotografia: da un lato i binari, la pensilina, il treno; dall’altro il passaggio sopra la stazione con una figura umana che si sta allontanando. Due momenti diversi rappresentati in un’unica figura: il viaggio e l’arrivo (o la partenza). Anche se i toni contrastati, il bianco e nero, le luci della sera, fanno pensare al ritorno stanco di un pendolare, l’immagine del treno fermo e della stazione mantengono il fascino del luogo da dove si può sempre partire per andare ad esplorare città o paesi sconosciuti, o per fuggire dalla noia quotidiana. (recensione a cura di Carlo Traina)

5 / 09 / 2012 by Gabi Costea

In this beautiful image, Gabi Costea, is raise you to synthesize all the charm and mystery of a journey, leaving the job to the observer of imagining, according to his feelings, thoughts which are afflicting the guy on the train. Could be due to a bye in love, or a journey that will lead him far from his home and his affections, but it might be more positive, emotion for a meeting that will take place at the end of the trip.
Very effective for the purposes of this psychological reading of the photo, the choice of Black and White (deliberately accentuated tones) and the cut, which has maintained the right balance between the main subject (the guy at the window) and the train coach essential key to show us the theme of “Journey. (Rewiew by Carlo Traina)