photo of the day : 1 / 09 / 2012 by Russell Haydn

Blink of an eye, and in a subway, calm and sleepy takes shape the performance of a boy who goes to twirl on the pole place in the middle of the wagon.
In this photo there is the whole philosophy of Street Photography: fix everyday moments, freeze in a single image the representation of a street or a place, a situation.
The dynamism of the boy is definitely the “center of the picture” and immediately attracts the viewer’s attention, but are complementary, and equally important, the other subway passengers: immersed in their own thoughts, disinterested spectators of the evolution of the boy.
Advertising in sight (666 Park Avenue) also tells us that we are probably in New York, but perhaps – in the era of the globalized world – this is irrelevant, since the strength of the photo is in his universality. Similar scenes, in fact, can occur in many subways in the world, the important thing for a good photographer, is to be ready to cacth them! (review by Carlo Traina )

photo of the day : 31 / 08 / 2012 by Mario Palombo

Basterebbe la “scritta” a dare un senso alla foto, a definirne il messaggio, ed invece sono diversi gli elementi che completano la denuncia e la rafforzano. Prima di tutto, naturalmente, c’è il passare distratto e veloce del ragazzo di colore, probabilmente uno tra quelli che quotidianamente affronta il problema della fame e della sopravvivenza. L’associazione tra “il problema” e chi lo subisce è inevitabile e immediata.
E poi c’è la sovrapposizione delle scritte sul muro, le cancellazioni evidenti di altre precedenti denunce. Segno di proteste successive, di una società che non migliora mai e contro la quale si è “costretti” continuamente e protestare, rinnovando quindi scritte su scritte.
Infine il taglio della foto, con l’evidente sproporzione tra il muro vuoto e la parte occupata dalle frasi, dal passante e dal manifesto strappato. C’è sicuramente un disagio istintivo nel primo approccio visivo alla foto così strutturata, ma successivamente ci si rende conto che è proprio questa sproporzione a fare apparire piccolo (e quindi “fragile”) il ragazzo di colore che passa. Recensione a cura di Carlo Traina.