22/10/2012 by Григорий Ганкин

The underpasses of the city almost always evoke environments unsavory, dark and smelly, but this photo manages to subvert that image, thanks to these figures that convey “kindness: the man in the background with the bike, but especially the girl in the foreground despite only see in silhouette, exudes elegance and grace.
Another, as often happens, it is left to the imagination of the observer, and the lack of natural light does not help us to understand if the scene takes place during the day, evening or night. Any hypothesis, therefore, can be plausible: she will go to a romantic date or simply it is a trivial return home after a day’s work? And the “cyclist” … is his natural way, or was so fascinated by the girl to the point to follow her to share a little bit of the journey with you?
I sottovia delle città evocano quasi sempre ambienti poco raccomandabili, bui e maleodoranti, ma questa foto riesce a sovvertire tale immagine, grazie alle figure presenti che trasmettono “gentilezza: l’uomo nello sfondo con la bicicletta, ma soprattutto la ragazza in primo piano che, nonostante si veda solo in silhuette, fa trasparire eleganza e garbo.
Altro, come spesso accade, è lasciato alla fantasia dell’osservatore, e la mancanza della luce naturale non ci aiuta a capire se la scena si svolge di giorno, di sera o di notte. Qualunque ipotesi, quindi, può essere verosimile: lei andrà verso un incontro romantico o più semplicemente si tratta di un banale rientro a casa dopo una giornata di lavoro? E il “ciclista” … è quello il suo tragitto naturale, oppure è rimasto così affascinato dalla ragazza fino al punto di seguirla per condividere un pezzo di tragitto con lei?
(rewiew by Carlo Traina)

21/10/2012 by Karen Ali

The terrified face in the foreground, the person who seems to escape (thanks to the effect “moved”) from that place, the oblique cut of some typical shooting reportage made ​​in situations of danger, the predominant red … All this makes it look like this shot a frame, stolen from a horror movie.
Il volto terrorizzato in primo piano, la persona che sembra scappare (grazie all’effetto “mosso”) da quel luogo, il taglio obliquo tipico di alcune riprese dei reportage effettuati in situazioni di pericolo, il rosso predominante … Tutto ciò fa somigliare questo scatto ad un fotogramma, rubato ad un film horror.(rewiew by Carlo Traina)

20/10/2012 by Gilles Fitoussi – Sorry

Sorry

A singular image, with all the details taken in an incomplete (the book of sacred readings, the black hat) but enough to make to understand that it is a time of prayer and solemnity. In the middle, highlighted by the color that stands out from the black surrounding the eyes of a child among adults. Although this detail is partial, that look conveys the mood of the child and goes straight and intense observer.
This photo is a classic example of how one can do without a wide angle showing the whole scene, and represent equally well – with a few simple elements – an event and the relations between it and the people who participate.

Un’immagine singolare, con tutti i particolari ripresi in maniera incompleta (il libro delle letture sacre, il cappello nero) ma sufficienti a fare comprendere che si tratta di un momento di preghiera e di solennità. In mezzo, in evidenza grazie al colore che spicca rispetto al nero circostante, lo sguardo di un bambino tra gli adulti. Sebbene anche questo particolare sia parziale, quello sguardo ci trasmette lo stato d’animo del bambino e arriva dritto e intenso all’osservatore.
Questa foto è un classico esempio di come si possa fare a meno di un angolo ampio che illustri tutta la scena, e rappresentare ugualmente bene – attraverso pochi elementi – un evento e le relazioni tra lo stesso e le persone che vi partecipano.

19/10/2012 by Mario Steigerwald

the-last-dance
The title (The Last Dance) and the framing are the main strengths of this beautiful photo of Mario Steigerwald.
The dark, given the predominance of much of the frame’s focus key actors in the scene: the pair of dancers, the only ones in a bright room. But the photographer has placed them in the background as to want to respect their privacy while maintaining – discreetly – a distance from them. Also the man out of the ballroom, in darkness and in the background, accentuates the sweet solitude conquered by the couple for their “Last Dance”, creating, along with the play of light and shadow, a fantastic atmosphere.
Il titolo (The Last Dance) e l’inquadratura sono i principali punti di forza di questa bella foto di Mario Steigerwald.
Il buio, elemento predominante di gran parte del fotogramma, mette in particolare risalto gli attori principali della scena: la coppia dei ballerini, gli unici ad essere in un ambiente illuminato. Ma il fotografo li ha posti in secondo piano, come a volerne rispettare l’intimità, mantenendo – con discrezione – una distanza da loro. Anche l’uomo fuori della sala da ballo, in penombra e in disparte, accentua la dolce solitudine conquistata dalla coppia per il loro “ultimo ballo”, creando, insieme al gioco di luci ed ombre, una fantastica atmosfera.(recensione a cura di Carlo Traina)

18/10/2012 by Giovanni Tower Torre

“I più felici sono coloro che vivono giorno per giorno come i bambini (…) “. Dovremmo forse pensare di più a questa frase che Johann Wolfgang Goethe scrisse nel 1774 (I dolori del giovane Werther) quando, quotidianamente, siamo costretti a confrontarci con i problemi che la vita caotica ci propone. In effetti, cosa c’è di più “contagioso” della felicità di un bambino? La foto di Giovanni Torre è bella anche per questo, perché fa “uscire fuori” dallo scatto la gioia irrefrenabile del bambino, felice perché si trova in un parco giochi dove può scatenare la sua voglia di correre e di fantasticare. E’ tutta la posa del bambino a rivelare la sua felicità: il viso sorridente, la corsa, i gomiti chiusi, e questi aspetti Giovanni li ha saputi fissare scegliendo il momento migliore per scattare. (recensione a cura di Carlo Traina)

17/10/2012 by Faruken Bayraktare

Kadırga-istanbul 2012

The road, a ball and the usual kids. But in this photo Faruken Bayraktare took a peculiar aspect: not the usual run of disordered many legs for the ball, but the singular relationship between “one” child and the balloon. The others are spectators, not participating in the game, and each shows a different attitude: Some people are sitting, perhaps because they are less good at virtuosity, some people are ready to take over, there are those who are standing but with a passive behavior. And different states are well diversified by the different position that the photographer has assigned to them in the frame: the main actor in the foreground and then gradually more distant others, in relation to the role they are having with the game

16/10/2012 by Takashi Tachi

A Crosswalk !
Written in the earth that seemed to be made by children for their road games. Perhaps instead are the signs of a project that involves the installation of structures that change the face.
Takashi Tachi, refocus priorities on the inscriptions, he played with the geometry of the lines, while creating the optimal division of the frame into two: the colors of pedestrians at the top, the black and white nature of the street below.

15/10/2012 by Rami Yemini

The pose is that of prayer, but the attitude of the two teenagers does not shine through meditation that the moment would require. The look of the first guy then fixed to watch the rain falling outside, seems to be asking when he can go out, maybe to run and play.
The beauty of this picture consists in having caught that look, and represented the universal conflict of adolescents between “duty” and “pleasure”. (rewiew by Carlo Traina)

13/10/2012 by Fabrizio Quercia

Quando si dice che non serve la migliore Reflex per scattare una buona foto!
La situazione era troppo originale per farsela scappare, e così Fabrizio Quercia ha usato quello che aveva a disposizione in quel momento: la fotocamera del suo telefonino.
Rimane la curiosità di capire perché l’uomo anziano sia salito con le ginocchia sul banco dell’edicola: in cerca di una rivista nascosta, per una moneta caduta?
Il bello della singola immagine, a differenza del cinema, è che lascia sempre all’osservatore la fantasia di decidere lui cosa sia successo “prima” e “dopo” lo scatto, e costruirsi così – in molti casi – anche il “perché”:
(recensione a cura di Carlo Traina)