18/11/2012 by Kata Kőműves

A dark road, the solitary walk of an enlightened man of car lights, the only light that shows the way. Sometimes just a particular to tell us many things. We do not see his face, but we can imagine his thoughts and if we listen we can hear the sound of his footsteps on the pavement. A metropolitan ambience that might remind a movie of 1969, directed by John Schlesinger, Midnight Cowboy, where the young Texan Joe Buck, tired of his boring life and full of bad memories and his work as a dishwasher in a diner, decided to go to New York.
(rewiew by Roberta Pastore)
Una strada buia, il cammino solitario di un uomo illuminato di fari delle automobili, unica luce che gli indica la strada. A volte basta un particolare a raccontare molte cose. Non vediamo il suo volto, ma possiamo immaginare i suoi pensieri e se stiamo in ascolto possiamo sentire il rumore dei suoi passi sull’asfalto. Un ambientazione metropolitana che potrebbe ricordare un film del 1969 diretto da John Schlesinger Un uomo da marciapiede (Midnight Cowboy) dove Il giovane texano Joe Buck, stanco della sua vita noiosa e piena di brutti ricordi e del suo lavoro di lavapiatti in una tavola calda, decide di partire per New York.

17/11/2012 by Peppe Trotta

Sicuramente lo sguardo di un bambino sul mondo è diverso da quello di un adulto, lui guarda dalla finestra in modo diverso.
Forse un adulto lo fa per passare il tempo, mentre un bambino lo fa per curiosità. O forse – come nel caso della bambina della foto – lo fa per immaginarsi fuori a giocare, o a correre con la bicicletta “imprigionata”, come lei dietro la finestra, sul balcone.(recensione a cura di Carlo Traina )

16/11/2012 by Massimo Renzi

Non sappiamo cosa incuriosisce il bambino ripreso dietro il cancello, cosa lo sta interessando e cosa sta provocando l’espressione dubbiosa e un po’ triste. Però quello sguardo ci attrae, perché è intenso e ripropone l’eterno fascino di scoprire, attraverso gli sguardi dei bambini, quanta grande sia la loro sensibilità e la loro capacità di interrogarsi e di emozionarsi mentre crescono.(recensione a cura di Carlo Traina)

15/11/2012 by Gabi Ben Avraham

“Game on, world.” The writing is small, but it is at the center of the image, and is the key to understanding the whole picture that is developed mainly on three elements: In addition to writing, then there are the juggler and the skyscraper. Gabi Ben Avraham, having fun with the prospect, he reversed the order of magnitudes, making it look like a giant compared to the juggler skyscraper. The beauty of the picture is all here, in this triangle (also expressed from a graphic point of view) in which the world that plays materializes around the poster. (rewiew by Carlo Traina)

14/11/2012 by Gigi Viglione

Sembra un’elaborazione, con due diverse immagini affiancate tra di loro. Invece è l’inquadratura che ha separato esattamente a metà la fotografia: da un lato i binari, la pensilina, il treno; dall’altro il passaggio sopra la stazione con una figura umana che si sta allontanando. Due momenti diversi rappresentati in un’unica figura: il viaggio e l’arrivo (o la partenza). Anche se i toni contrastati, il bianco e nero, le luci della sera, fanno pensare al ritorno stanco di un pendolare, l’immagine del treno fermo e della stazione mantengono il fascino del luogo da dove si può sempre partire per andare ad esplorare città o paesi sconosciuti, o per fuggire dalla noia quotidiana. (recensione a cura di Carlo Traina)

13/11/2012 by Clay Butch Benskin

Many times the sensuality is located in a simple and spontaneous act, and it is stated more strongly than situations created and scrolls.
It ‘s the case of the photo of Clay Butch Benskin, where sensuality is celebrated by the action of the woman – like a modern Cinderella – has to deal with his “shoe.” In this case not the lose, must change, but the symbolism is equally strong. The darkness creates an atmosphere of mystery, the woman’s face is in shadow, but the gesture light of the leg and foot are the unequivocal representation of eroticism always linked to women’s shoe.
Molte volte la sensualità si trova in un gesto semplice e spontaneo, e si afferma in maniera più forte rispetto a situazioni create e volute.
E’ il caso della foto di Clay Butch Benskin, dove la sensualità viene celebrata dall’azione della donna che – come una moderna Cenerentola – deve fare i conti con la sua “scarpina”. In questo caso non la perde, deve cambiarla, ma la simbologia è ugualmente forte. L’oscurità crea un’atmosfera di mistero, il volto della donna è in ombra, ma il gesto leggero della gamba e del piede sono la rappresentazione inequivocabile di quell’erotismo legato da sempre alla scarpa femminile.(rewiew by Carlo Traina )

12/11/2012 by Dana Caspi

Two children face the street in a mach of boxing are clearly playing. prove the gloves fitted by one of the two children and the calm attitude of an adult nearby. Although it is a game, however, the two children have an intense look, are concentrated in a for a battle that still considered “true.” Besides them, and man, again sitting on the edge of the photo, there is a third child looking – perhaps in the role of referee – the match.
Dana Caspi good to stop their faces and eyes full of determination children.
This photo is a good document of those “street games” that – disappeared in Western cities full of traffic – still survive and maintain their charm on the outskirts of the world
Due bambini si affrontano per strada in un mach di pugilato: stanno chiaramente giocando, lo dimostrano i guantoni calzati da uno dei due bambini e l’atteggiamento sereno della persona adulta poco distante. Nonostante sia un gioco però, i due bambini hanno uno sguardo intenso, sono concentrati nella parte per un combattimento che comunque considerano “vero”. Oltre a loro, e all’uomo, ripreso seduto ai margini della foto, c’è un terzo bambino che osserva – forse nel ruolo di arbitro – il match.
Brava Dana Caspi a fermare proprio i volti e gli occhi pieni di grinta dei bambini.
Questa foto è un bel documento di quei “giochi in strada” che – scomparsi nelle città occidentali piene di traffico – ancora sopravvivono e mantengono il loro fascino nelle periferie del mondo.(rewiew by Carlo Traina)

11/11/2012 by Akhmad Ripani

As the clock on a tower, the long shadow of the woman scans the late hour, the sun, the time of returning home. It ‘a photo minimalist, where there are also important and emblematic signs, such as the large shadow of a building or the arrow on the road facing random – but symbolically – to the woman. Perfect composition, with a large imaginary diagonal across the frame and the two elements (the woman and the sign) positioned according to the rule of thirds, all represented with a delicate black and white, as if it were the work of a pencil.
Come l’orologio di un campanile, l’ombra lunga della donna scandisce l’ora tarda, del sole al tramonto, l’ora del rientro a casa. E’ una foto minimalista, dove non mancano però segni importanti ed emblematici, come la grande ombra di un edificio o la freccia sulla strada rivolta casualmente – ma simbolicamente – verso la donna. Perfetta la composizione, con una grande diagonale immaginaria che attraversa il fotogramma e i due elementi (la donna e il cartello) posizionati secondo la regola dei terzi; il tutto rappresentato con un bianco e nero delicato, come se fosse opera di una matita.(rewiew by Carlo Traina)

9/11/2012 by Iris Bary

A woman in an empty bus looks outside, in the rain. The cut has chosen Iris Bary is original and effective special prominence to the empty seats and adjusted for depth of field to focus primarily on the woman, his cap pulled down over his head and drops of rain on the window. Few elements to represent the loneliness and thoughts that often accompany us in our lives, even during the most ordinary and repetitive, such as those taking a bus.
Una donna dentro un autobus vuoto guarda fuori, mentre piove. Il taglio che ha scelto Iris Bary è originale ed efficace: risalto particolare ai sedili vuoti e profondità di campo regolata per mettere a fuoco soprattutto la donna, il suo cappuccio calato sulla testa e le gocce di pioggia sul finestrino. Pochi elementi per rappresentare la solitudine e i pensieri che spesso ci accompagnano nella nostra vita, anche durante i momenti più quotidiani e ripetitivi, come ad esempio quelli di prendere un autobus.(rewiew by Carlo Traina)

8/11/2012 by Alejandro Rubio

There is almost always a “crossing of glances,” outside of a church, including who gets in and who’s out. In general out there are the beggars, sometimes boys or tourists who use the stairs to sit and rest.
In those looks there are always many meanings: the practical, on simple request of a coin, in the deeper ones, on who you ask what drives a person to enter and pray, and what to remain on the fringes of the faith.
Going beyond the title that the author Alejandro Rubio gave us (“You do not remember me”), this photo expresses very well the difference of mind, and in doubtful look man, facing the woman who is entering , there is the whole mystery of dualism between faith and skepticism.
C’è quasi sempre un “incrocio di sguardi”, fuori da una chiesa, tra chi entra e chi sta fuori. In genere fuori ci sono i mendicanti, altre volte ragazzi o turisti che utilizzano i gradini per sedersi e riposarsi.
In quegli sguardi ci sono sempre tanti significati: da quelli pratici, di semplice richiesta di una moneta, a quelli più profondi, di chi si chiede cosa spinge una persona ad entrare e a pregare, e cosa invece a rimanere ai margini della fede.
Andando oltre al titolo che lo stesso autore Alejandro Rubio ci ha fornito (“Lei non si ricorda di me”), questa foto esprime molto bene questa differenza d’animo, e nello sguardo dubbioso dell’uomo, rivolto verso la donna che sta entrando, c’è tutto il mistero del dualismo tra fede e scetticismo. (rewiew by Carlo Traina)