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Masters of street photography – WILLIAM KLEINMaestri della fotografia di strada – WILLIAM KLEIN

Written and researched by Carlo Traina

WILLIAM KLEIN

( New York , 19.04.1928)

“Become an active participant of the scene. Interact with the people, hear their conversations, and as a rule of thumb be close enough to see the colors of their eyes.”

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Take all the rules about photography that you know (technique, composition, etc.), twist them around or deny them and you get an idea of the “subversive” style of William Klein. He was born as a fashion photographer for the Vogue magazine, Klein has frequently experimented in the field of street photography: he had a rebellious streak against the rules and the commonly accepted traditions. His “refusal is without compromises”, and he had an open, ongoing polemic against most of the “styles” of photography contemporary to his time, specifically the one from Henri Cartier Bresson and the other “classics” of the street photography.

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William Klein was born in New York in 1928 from Jewish parents originally from Hungary. After a stint in France till his late teens, in 1954 he came back to New York and realized a photographic book on his city. While shooting photos Klein felt free from any academic restraint, both technical and practical: “I approached New York like a fake anthropologist,” Klein says, “treating New Yorkers like Zulus.” “..The rawest snapshot, the zero degree of photography”. Klein presented an aspect of New York that most of the American citizens were not used to see: he took pictures of the rawest of the Big Apple, showing her aggressive and vulgar side. The Americans found those images repulsive, and even the famous magazine “Vogue”, with which Klein started working for the fashion business, was quite upset by the vision of the New York of the artist. But the success was behind the corner: his book won the Nadar Price and became famous all over the world. New books would follow dedicated to big cities: Rome (1959), Moscow (1961), Tokyo (1962), all of them characterized by raw, grainy, swirling, dynamic images.

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To the rawness of the images Klein added a style completely new: photos often blurred, shaking and grainy, with elevated contrast and with over exposed negatives. But these images transmitted energy, vitality and a sense of rebellion – so peculiar of Klein – that he somehow was able to transfer to the subjects. To shoot his pictures Klein “entered” directly into the scene, he mixed himself with the subjects moving with them, using wide lens (21mm – 28 mm) without considering that the use of such focal lengths would create that distortion that worried photographers so much. On the contrary of most street photographers Klein did not believe it was useful to always carry a camera around : he considered important the quality and not the quantity of time used during the street shoots. Klein distinguished himself also for the special relationships that he built with the subjects  that he took pictures of.

In  street photography generally one would try to capture everyday actions of the common life, by the means of shooting covertly. But Klein is aware that some of the most memorable Street photos were taken with interaction between the shooter and the subject : “ Why pretend the camera isn’t there? Why not use it? Maybe people will reveal themselves as violent or tender, crazed or beautiful. But in some way, they reveal who they are. They’ll have taken a self-portrait” . The same skepticism and sense of rebellion, Klein showed towards the camera equipment. After an almost obsessive study of the best cameras and lenses, Klein came to the conclusion that he could never afford all that equipment, so expensive, and he was so discouraged that for a bit he stopped going out and taking pictures. But then he became convinced how little influence the equipment had with respect to creating memorable images. Suffice it to say that some of masterpieces by Henri Cartier – Bresson were taken in the early ’20s with a primitive Leica 25 mm and at a very low ISO. For this reason, perhaps, the most useful disposition a photography enthusiast can get from Klein is to not worry so much about camera settings or the techniques: the most important thing is to go out and produce images.

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“If you look carefully at life, you see blur. Shake your hand. Blur is part of life“

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BOOKS

New York 1954-1955

Roma + Klein 1959

WELL KNOW PHOTHOGRAPHIC WORKS

The photo “Gun 1, New York” (1955).

The photo “Sainte famille à moto” (Rome, 1956).

The works “Cineposter” done in Tokyo  in1961.

The works for “Vogue” with Street models in  New York  in1963.

The leaflet of the LP “Love on the Beat” (1964), done for Serge Gainsbourg.

The work “Club Allegro Fortissimo” (1990).

Autoportrait” (1995),.

AWARDS

1990 Hasselblad Award

2007 Infinity Award

Facebook   https://www.facebook.com/pages/William-Klein/14029288995

Original source reworked by Carlo Traina  erickimphotography.com  

WILLIAM KLEIN

Written and researched by Carlo Traina

(New york, 19.04.1928)

“Diventa un partecipante attivo della scena. Interagisci con le persone, ascolta le loro conversazioni, e come regola generale sii abbastanza vicino per vedere i colori dei loro occhi.”

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Prendete tutte le regole sulla fotografia che conoscete (tecnica, composizione, ecc.), stravolgetele o rifiutatele, e avrete idea dello stile “sovversivo” di William Klein.

Nato come fotografo di moda per la rivista Vogue, Klein ha sperimentato soprattutto nella Street Photography la sua vena ribelle nei confronti delle regole e delle tradizioni comunemente accettate della fotografia. Il suo è un “rifiuto senza compromessi”, una polemica aperta contro molti degli stili contemporanei della fotografia durante il suo tempo, in particolare quella di Henri Cartier-Bresson e degli altri “classici” fotografi di strada.

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William Klein nasce a New York nel 1928 da genitori ebrei di origine ungherese. Dopo una parentesi in Francia fino alla tarda adolescenza, nel 1954 torna a New York e realizza un libro fotografico sulla sua città. Nello scattare le fotografie si sente libero da ogni accademismo, sia tecnico che pratico: “Era come se fossi un etnografo: trattavo i newyorkesi come un esploratore tratterebbe uno Zulu. Cercavo lo scatto più crudo, il grado zero della fotografia”. Klein presenta un lato di New York che molti americani non erano abituati a vedere: fotografa le parti più ruvide della Grande Mela mostrandola cruda, aggressiva e volgare. Gli americani trovano quelle foto ripugnanti, e perfino la celebre rivista ‘Vogue’, con la quale Klein incomincia a lavorare per servizi di moda, rimane sconvolta dalla visione dell’artista di New York.. Ma il successo è dietro l’angolo: il libro vince il premio Nadar e Klein diventa famoso in tutto il mondo. Seguono altri libri dedicati a grandi città: Roma (1959), Mosca (1961), Tokyo (1962), tutti caratterizzati da immagini grezze, sgranate, vorticose, dinamiche.

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Alla crudezza delle sue immagini, Klein aggiunge uno stile completamente nuovo: foto spesso mosse, fuori fuoco e sgranate, ad alto contrasto e con negativi sovra-esposti. Ma quelle immagini trasmettono energia, vitalità ed il senso di ribellione – proprio di Klein – che egli stesso riesce a trasferire ai suoi soggetti. Per fare le sue foto Klein “entra” direttamente nella scena, si mischia e si muove insieme ai suoi soggetti, usando il grandangolo (21 mm-28 mm) senza preoccuparsi che l’uso di focali così spinte crei quella distorsione che tanto preoccupa gli altri fotografi. Al contrario di quello che fanno molti fotografi di strada, Klein non crede sia utile “portare una macchina fotografica ovunque tu vada”. Per lui ciò che conta è la qualità, non la quantità di tempo che usiamo durante le riprese per le strade. Klein si distingue anche nel rapporto che instaura e cerca con i soggetti che fotografa, Nella street photography si usa generalmente catturare situazioni spontanee della vita quotidiana, attraverso immagini scattate “di nascosto”. Ma Klein è consapevole che alcune delle fotografie di strada più memorabili nella storia risultano quelle dove si è invece stabilita l’interazione tra il soggetto e il fotografo. “Perché fingere che non ci sia la macchina fotografica? Forse le persone si riveleranno come sono realmente: violente o tenere , folli o belle. Ma in qualche modo rivelano quel che sono”. Lo stesso scetticismo e senso di ribellione, Klein li mostra nei confronti dell’attrezzatura fotografica. Dopo uno studio quasi ossessivo delle migliori macchine e obiettivi, Klein giunge alla conclusione che mai si potrebbe permettere tutta quella attrezzatura così costosa, ed è così scoraggiato che rinuncia per un po’ di tempo ad uscire per fare fotografie. Poi però si convince quanto sia poco influente l’attrezzatura rispetto alla creazione di immagini memorabili. Basti pensare che alcune delle immagini capolavoro di Henri Cartier – Bresson furono scattate nei primi anni ‘20 con una primitiva Leica 25 mm e con ISO bassissime.

Per questo, forse, l’insegnamento più utile che un appassionato di fotografia può recepire da Klein è quello di non preoccuparsi tanto della macchina fotografica o delle impostazioni tecniche: la cosa più importante è uscire e produrre immagini .

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“Se si guarda attentamente la vita, si vede sfocato. Scuoti la tua mano. La sfocatura è una parte della vita.”

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LIBRI

New York 1954-1955

Roma + Klein 1959

LAVORI FOTOGRAFICI CELEBRI

La photo “Gun 1, New York” (1955).

Le photo “Sainte famille à moto” (Rome, 1956).ü  I lavori “Cineposter” realizzati a Tokyo nel 1961.

I lavori per “Vogue” realizzati con le modelle nelle strade di New York nel 1963.

Il pieghevole dell’album “Love on the Beat” (1964), realizzato per Serge Gainsbourg.

Il lavoro “Club Allegro Fortissimo” (1990).

Autoportrait” (1995),.

PREMI

1990 Hasselblad Award [9]

2007 Infinity Award

Facebook   https://www.facebook.com/pages/William-Klein/14029288995

Fonte originale erickimphotography.com  rielaborata sa Carlo Traina

2 thoughts on “Masters of street photography – WILLIAM KLEINMaestri della fotografia di strada – WILLIAM KLEIN

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