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MASTERS OF STREET PHOTOGRAPHY – JOEL MEYEROWITZMAESTRI DI STREET PHOTOGRAPHY – JOEL MEYEROWITZ

Written and researched by Carlo Traina

JOEL MEYEROWITZ

 (New York, 6 March 1938)

 “An artist’s responsibility is to not avert his gaze. Maybe you can’t correct it by pointing it out, but you can at least certify that you saw it at that time, and that it was painful to you”.

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Beyond the “content” of his photos, one of the main achievements of Joel Meyerowitz in photography is to have transformed the “colour” in a full-blown language. Up to the middle of the 60 because of the technical difficulties to obtain true colours when printing, and most of all of the habit of seeing photos as a scale of greys, colour photography met quite a resistance.  Meyerowitz understood the power of communication behind colours and was able, thanks to his shots so vivid and full of colours, to have colour photography accepted nearly universally as the new way to represent the world.

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JoelMeyerowitz Joel Meyerowitz was born in New York in 1938, in the East Bronx, where he lived “a peaceful relationship with the energy and the spontaneous craziness of life of those streets.” His interest in photography was born after following Robert Frank in a photographic shooting. The ease with which Frank moved, while photographing people on the move, fascinated him so much that he left his job, he borrowed a camera and started taking pictures on the streets of New York.

Meyerowitz has published numerous books and exhibited his shoots in thousands of shows, but two are the “jobs” that stand out for originality: a journey of a year in Europe (with photo shoot directly from the car), and the images of Ground Zero taken immediately after the September 11 attacks in 2001.

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The curiosity to of Meyerowitz to go in a world different from the usual and the desire to dispel the stereotype that portrays the American abroad as the superficial, are the elements that originated the desire for a trip to Europe. He thus took two cameras (one with color film and one with black and white film, to shoot the same scene twice, with two different “eyes”) and then passed 12 months taking pictures especially from the car. It is only after that trip that he finally decided to embrace color. Meyerowitz say so about that experience: “After a few weeks of doing this on a regular basis, I had the sense that I was inside the camera, that the car was the camera obscura and I was in it looking out the window, which was a frame.”

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After a series of collaborations with leading photographers (Garry Winogrand, Tony Ray-Jones, Lee Friedlander, Tod Papageorge and Diane Arbus), Meyerowitz published his first book: “Cape Light” (1979), which is considered a classic of color photography and sold – in 25 years – more than 100,000 copies. 14 more books followed, including: “Bystander: The History of Street Photography”, and “Tuscany: Inside the Light”.

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Immediately after the attacks of September 11 in New York’, Meyerowitz was the only photographer allowed to shoot the scenes of destruction. In a few days, he created an archive of thousands of images that document both the disaster and the work of recovery around the World Trade Center. Among these, Meyerowitz has selected 28 images that make up the exhibition “After September 11: Images from Ground Zero.” Between 2001 and 2004, the exhibition was presented in more than 200 cities in 60 countries, and has been seen by more than three and a half million people.

Apart from the monographic collections (such as the photos taken in Tuscany), “Street” images by Meyerowitz largely mirror the everyday life of New York: the faces of everyday people, in the frenzy of the race to work, or in relaxation while resting on a bench. These images are characterized by the play of contrasting colors and lights and shadows, and shoot close to the subjects.

Meyerowitz, in strict “Street” style, is part of the scene, does not hide. With his Leica 35 mm he is always “among” the people and, in contravention of a rule followed in most photography, often he seeks the bright light of the sun, the one that creates sharp shadows on the faces and figures, as well as creates, in the frame, large color contrasts (underlined by signs, posters, flashy clothes) and black.

This, in addition to making Meyerowitz definitely one of the “masters” of the “color photograph”, it places him by authority among the most respected artists ever. His works are in fact exposed in the MoMa museum in New York, in the Metropolitan Museum of Arts and in many others.

http://www.joelmeyerowitz.com/

https://www.facebook.com/pages/Joel-Meyerowitz/161412238404

http://www.in-public.com/JoelMeyerowitzWritten and researched by Carlo Traina

JOEL MEYEROWITZ

 (New York, 6 March 1938)

“La responsabilità di un fotografo è quella di non distogliere lo sguardoForse non puoi correggere il male indicandoloma puoi almeno certificare ciò che hai che avete visto in quel momento, e che era doloroso per te “.

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Al di là dei “contenuti” delle sue foto, uno dei meriti principali di Joel Meyerowitz nel campo della fotografia è stato quello di avere trasformato il colore in linguaggio. Fino alla metà degli anni ’60 le difficoltà tecniche di ottenere colori fedeli in sede di stampa, e soprattutto  l’abitudine a vedere le foto secondo le scale di grigio, avevano creato una vera e propria resistenza nei confronti della fotografia a colori. Meyerowitz comprese però la potenza comunicativa dei colori, riuscendo infine – attraverso le sue foto vive e cromatiche – a fare accettare quasi universalmente questo nuovo modo di rappresentare il mondo.

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 Joel Meyerowitz nasce a New York nel 1938, nell’East Bronx, dove vive “una relazione tranquilla con l’energia e la spontanea follia della vita di quelle strade”. L’interesse per la fotografia arriva dopo avere seguito Robert Frank in un suo lavoro fotografico. La facilità con cui Frank si muove, fotografando persone anch’esse in movimento, lo affascina così tanto che abbandona il suo lavoro, si fa prestare una macchina fotografica e comincia a scattare per le strade di New York. Meyerowitz ha pubblicato numerosi libri ed esposto le sue foto in migliaia di mostre, ma due sono sicuramente i “lavori” che si distinguono per originalità: un viaggio di un anno in Europa (con foto scattare direttamente dall’automobile), e le immagini di Ground Zero riprese immediatamente dopo gli attentati dell’11 settembre.

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Il desiderio di un viaggio in Europa deriva dalla curiosità di Meyerowitz  di spingersi in un mondo differente da quello abituale, e di sfatare anche il luogo comune che dipinge come superficiale l’ americano all’estero. Prende così due macchine fotografiche (una con pellicola a colori ed una con pellicola in bianco e nero, per riprendere la stessa scena due volte, con due “occhi” diversi) e passa 12 mesi a scattare foto soprattutto dall’automobile.  E’ dopo quel viaggio che decide di abbracciare definitivamente il colore.  Meyerowitz racconta così quell’esperienza: “dopo alcune settimane, ho avuto la sensazione che fossi dentro la macchina fotografica, che l’automobile fosse la camera oscura e io dentro di essa a guardare fuori dalla finestra, che era una cornice. “

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Dopo una serie di collaborazioni con importanti fotografi (Garry Winogrand, Tony Ray-Jones, Lee Friedlander, Tod Papageorge e Diane Arbus), Meyerowitz pubblica il suo primo libro: “Cape Light” (1979) che è considerato un classico della fotografia a colori e ha venduto – in 25 anni – più di 100.000 copie.  Seguono altri 14 libri, tra cui:  Bystander: The History of Street Photography, e Tuscany: Inside the Light.

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Subito dopo gli attacchi dell’’11 settembre a  New York , Meyerowitz è l’unico fotografo autorizzato a riprendere le scene della distruzione. In pochi giorni crea un archivio di migliaia di immagini che documentano sia il disastro che le opere di recupero intorno al World Trade Center. Tra queste, Meyerowitz  ha selezionato 28 immagini che compongono la mostra “Dopo l’11 settembre: Immagini da Ground Zero “. Tra il 2001 e il 2004, la mostra è stata presentata in più di 200 città in 60 paesi, ed è stata vista da oltre tre milioni e mezzo di persone . A parte le raccolte monografiche (come ad esempio le foto scattate in Toscana) le immagini “Street” di Meyerowitz riprendono prevalentemente la vita quotidiana di New York: persone e volti di tutti i giorni, nella frenesia della corsa verso il lavoro, o nella rilassatezza di un riposo su una panchina. Sono immagini caratterizzate dal gioco dei contrasti cromatici e delle luci ed ombre, e

riprese vicino ai soggetti: Meyerowitz in rigoroso stile “Street” fa parte della scena, non si nasconde. Con la sua Leica 35 mm è sempre “tra” la gente e, contravvenendo ad una delle regole più seguite in fotografia, cerca spesso la luce forte del sole, quella che crea ombre nette sui volti e sulle figure, così da creare, nel fotogramma, ampi contrasti di colore (sottolineato da insegne, cartelli, vestiti sgargianti) e di nero.

Tutto ciò, oltre a fare di Meyerowitz sicuramente uno dei “maestri” della “fotografia a colori”, lo inserisce d’autorità tra gli artisti più apprezzati in assoluto. I suoi lavori , infatti, sono esposti al MoMa di New York, al Metropolitan Museum of Art e in molti altri

His work is in the collections of the Museum of Modern Art, the Metropolitan Museum of Art and many others.

http://www.joelmeyerowitz.com/

https://www.facebook.com/pages/Joel-Meyerowitz/161412238404

http://www.in-public.com/JoelMeyerowitz

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